Lo
Savio: Space - From Thought to Light
Stella Santacatterina
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The work and artistic personality of Francesco Lo Savio have been
regarded as amongst the most complex and singular of post-war European
art. His body of work and writings (Spazio - Luce: evolution of
an idea) place him as an incontestable antecedent of what came to
be known as the 'primary structure,' later formulated in the US
as Minimalist Conceptualism, albeit using the formal grammar in
a profoundly different and opposite way. Approaching his work in
depth, the viewer will discover a still vital and innovative source
of artistic experience and inspiration. Innovation here is not to
be found in a banal or reductive novelty regarding use of technique
or materials, but rather in the foundation of a complex project,
original both in concept and methodology. Lo Savio's aesthetic research
was developed and concretised in the short space of five or six
years, from 1958 to 1963, and based on a conception of form as the
absolute synthesis of matter, space and light. For the artist, light
was a utopia, realised through a series of works -'Paintings', Projects
for Maison au Soleil and Projects for a Town Plan (architectonic
models), 'Filters', 'Metals', 'Total Articulations' and 'Blueprints'
- founded in the aim, as he himself explained, 'To make empty space
perceptible'.
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The absence of materiality that surrounds all Lo Savio's work, its
aura of a cold, enveloping lightness, may be imagined almost as
abstracted of all gravity of thought. We can understand this through
an etymological interrogation, according to which to 'think' is
to engage with heaviness, pondus-peso, ponderare - to ponder: our
attention is drawn to the same question. From here we deduce that
thinking is an abstraction of heaviness, a kind of gravitation that
curves and inclines space. In fact, behind space there appears to
be nothing to which the mind can refer. Space, then, looks towards
a place of distance that can arouse thoughts, thanks to which vastness
enables everything to emerge in its own repose. The idea of distance
is implicit (a sense of proximity), which we can interpret as the
force of the cognitive field. For Merleau-Ponty, from this immeasurable
distance, comes the idea that 'the near, the far, the horizon, in
their indescribable contrast, form a system of rapport with the
total field, that is, apperceptive truth... To apperceive and to
imagine are two ways of thinking. Thought of sight and thought of
feelings'.
English version written with the assistance of Jean Fisher.
Stella Santacatterina is an art critic based in London. |
Lo
Savio: Lo Spazio dal Pensiero alla Luce
Stella Santacatterina
Pagina 29
L'opera e la personalita' artistica di Francesco Lo Savio si collocano
tra le piu'complesse e singolari dell'arte europea del dopoguerra.
Egli e' antesignano incontestato di quelle esperienze che vanno
sotto il nome di 'strutture primarie', che successivamente saranno
formulate nell'America settentrionale, se pure in una declinazione
grammaticale di fondo diversa ed opposta. Chi sappia leggere dietro
le sue opere trovera' una fonte innovativa d'operazione estetica
ricca di germinazioni tuttora in atto.Una forza innovativa che,
come e' stato piu'volte sottolineato, non va cercata in una riduttiva
e banale concezione di nuovo, nel metodo di fare arte con l'uso
di tecniche inedite e di materiali inconsueti, ma piuttosto nella
costruzione di un metodo operativo, di un'idea d'arte eccezionale
ed essenziale.
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Un'assenza di matericita' circonda tutto il suo lavoro, un alone
di leggerezza, di freddezza agghiacciante, di essenzialita' ascetica,
tanto da poter fantasticare una sorta di gravitazione del pensiero
che ha filtrato la gravita' della sostanza materiale. E, giocando
ad interrogare l'etimologia secondo la quale 'pensare' e' cimentarsi
con un peso ('pondus'), ponderare, soppesare, sono sinonimi che
segnalano la stessa questione. Cogitare, interattivo di cogere,
vuol dire costringere. Da cui si deduce: pensare come sollevare
dei pesi, come una sorta di gravitazione che incurva ed inclina
lo spazio, verso un'articolazione totale.
Oggetto totale che e' l'oggetto spazializzato, luogo, locus, topos
problematico ed unificante dove si incontrano soggetto ed oggetto,
spazio e tempo, femminile e maschile, la geometria in Lo Savio e'
'ogni campo investito dallo spazio' (Villa), e penetrata dal silenzio
('il silenzio eterno di questi spazi infiniti mi terrorizza', ci
dice Pascal). Dietro lo spazio, a quanto pare, non vi e' nulla cui
esso possa essere ricondotto. Lo spazio si rivolgera' allora verso
la 'contrada' (Gegnet), termine che indica un luogo in lontananza,
suscitatore di pensieri, la libera vastita'. Grazie ad essa, l'aperto
e' posto in condizione di lasciar sorgere ogni cosa nel suo riposare
in se stessa. Nell'idea di Gegnet sembra sia implicito 'un senso
di cose che si avvicinano', che potremmo interpretare come forze
di quel campo cui stiamo cercando di pensare. Da questa lontananza
indicibile ci giungerebbe, secondo Marleau Ponty, l'idea che 'il
vicino e il lontano orizzonte, nel loro indescrivibile contrasto
formano il sistema di rapporto del campo totale, che e' la verita'
PERCETTIVA... Percepire e immaginare non sono che due maniere di
pensare. Pensiero di vedere e di sentire'. Stella Santacatterina e' un critico dıarte che vive
a Londra. |